Daniele Pagin, i primi dieci anni da presidente del Campodarsego: il racconto sulle pagine del Gazzettino

È un anniversario speciale per Daniele Pagin, che festeggia un decennio come presidente del Campodarsego. Ricco tra l’altro di soddisfazioni se si pensa che quando è entrato la squadra navigava in Prima categoria, e adesso è tra le compagini più accreditate in serie D. Passione, divertimento e anche voglia di rendersi utile per la comunità sono gli input che lo hanno portato a costruire un club di successo, grazie anche ai collaboratori dei quali si è circondato in questi anni. Insomma, sono le prime dieci candeline, e ce ne saranno sicuramente ancora.

“Non sono per niente stanco – sottolinea il presidente Pagin sulle pagine del Gazzettino – e non ho ancora terminato il mio lavoro. Quando sono entrato in società era più un divertimento, oltre alla volontà di fare qualcosa a livello sociale per il paese. Poi ho visto che c’era la possibilità di fare bene e di crescere. Il mio obiettivo era arrivare in serie D: sembrava un miraggio, invece piano piano ci siamo arrivati”.

E lo step successivo si chiama Lega Pro, dopo avervi rinunciato la scorsa estate.

“A volte ci penso ancora, non è stato facile dire di no a una categoria simile. Però per affrontarla occorreva avere una società solida per organizzazione e struttura, anche a livello di settore giovanile. Oggi possiamo dire di esserlo, e nel giro di tre-quattro anni voglio arrivarci. Ma bisogna essere pronti per rimanerci e per fare bella figura. Senza dimenticare però che il Campodarsego non aveva mai fatto l’Eccellenza e nemmeno la serie D, dove ormai siamo una realtà tra le più quotate. In due anni ci sono state davanti solo tre compagini (Venezia un anno fa, Mestre e Triestina nell’attuale stagione, ndr) e meglio di così era francamente difficile da aspettarsi”.

Il momento più bello della sua presidenza?

“Le due promozioni in Eccellenza con Damiano Longhi, con il quale c’è tuttora un rapporto di amicizia. E poi naturalmente l’approdo in serie D con Antonio Andreucci, inclusa la stagione vissuta un anno fa che è stata molto bella. E sono soddisfatto anche di quello che stiamo facendo quest’anno con Cristiano Masitto, siamo pur sempre al terzo posto in serie D. Successi, quelli degli ultimi anni, dovuti anche all’ottimo lavoro svolto dal direttore Attilio Gementi”.

Il momento invece più difficile?

“La retrocessione in Promozione di cinque anni fa, l’unica della mia presidenza. Avevo allestito una squadra importante, anche con giocatori professionisti, per vincere il campionato e invece siamo retrocessi. Ancora adesso mi domando come sia stato possibile”.

Longhi, Andreucci e Masitto li ha già menzionati, ci sono altri allenatori ai quali si sente legato?

“Enzo Sabbadin, abbiamo trascorso insieme un bel periodo. Poi Stefano Romanin: pur avendogli messo a disposizione una rosa giovane senza grandi pretese, ha svolto un lavoro strepitoso”.

Tornando all’attualità del campionato, cosa si attende da questo rush finale?

“Sono a contatto quotidianamente con la squadra e so che è difficile trovare stimoli, però dobbiamo ridurre il distacco da Mestre e Triestina e consolidare il terzo posto. Un anno fa siamo arrivati secondi, e chiudere terzi quest’anno vuole dire essere una delle squadre da battere anche nella prossima stagione. Purtroppo in questo campionato siamo stati un po’ altalenanti, dobbiamo trovare la voglia per chiudere al meglio”.

E se come un anno fa vincete i play off, cosa fate?

“Questa volta non rifiuto la Lega Pro, anche se sarebbe meglio che arrivasse tra qualche anno”.

(fonte: Gazzettino di padova, Pierpaolo Spettoli)

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