Si chiude il 2020 tra sensazioni ed emozioni: l’intervista al presidente Daniele Pagin

Presidente Daniele Pagin, si chiude il 2020. Qual è la prima sensazione che Le viene in mente se ripensa a quest’annata?
“Così, di primo acchito, rimarrà come un anno da dimenticare. Tutto lo sport sta soffrendo, stiamo soffrendo anche noi, è stata un’annata sicuramente difficile da mandare giù. Cercheremo anzi di non ricordarlo, perchè vedere lo sport ridotto così è davvero triste. Già solo in queste settimane affrontiamo tanti problemi, ma anche guardandoci indietro quest’annata è stata davvero un brutto spettacolo: prima nell’essere costretti a fermarci, poi nel giocare a porte chiuse, quindi nel vedere quel sapore della competizione sparire e trovarci in quelle domeniche così strane, con partite che non ci trasmettono le stesse sensazioni. Cerchiamo di essere ottimisti, spero che questo nuovo anno ci permetta di cancellare tutte queste brutte sensazioni che il 2020 ci ha lasciato. Lo sport in generale non merita tutto questo”.
La prima metà dell’anno, per il Campodarsego, è stata però un percorso decisamente esaltante.
“Quello che mi rimarrà in mente saranno per sempre le prestazioni che mi ha regalato una squadra strepitosa, che era davvero un piacere veder giocare. Una squadra che divertiva, che portava tifosi allo stadio, un gruppo davvero forte. Poi è successo quello che è successo, è arrivato questo virus e la nostra storia si è chiusa lì, ma pochissime altre volte ho visto un Campodarsego così convincente. Se il campionato fosse terminato regolarmente, avremmo stravinto e il risultato non sarebbe cambiato, anzi avremmo vinto con più margine”.
Poi arriva l’estate, e quella decisione di non fare il grande salto. Se n’è pentito?
“Non me ne pento, le sensazioni che avevo si sono poi purtroppo avverate. Mi piacerebbe pentirmene, vorrebbe dire che oggi avremmo dimenticato tutta questa situazione sanitaria ed economica, ma la realtà è diversa: ancora oggi siamo qui, il mio problema era proprio questo, non sapevo cosa sarebbe accaduto da quest’estate in poi, e non mi sono lasciato prendere di petto. Provare a misurarci con il professionismo in questa situazione, senza pubblico negli stadi e oltretutto in uno stadio non nostro, oltre le altre mille problematiche del periodo, mi spaventava. Temevo che sarebbe stato difficile, c’erano troppi punti di domanda e il tempo mi ha purtroppo dato ragione”.
Questa seconda parte di annata, invece, viaggia tra mille difficoltà.
“Quanto è accaduto mi ricorda un po’ quell’anno in cui in Eccellenza avevamo costruito una squadra pensando che potesse competere per alti traguardi, e invece non riuscimmo a salvarci. Mi ricorda quell’anno, a volte in questi ultimi mesi ho avuto la sensazione che ci mancasse qualcosa. A livello di testa, forse. In queste settimane abbiamo cercato di cambiare molto, per cercare nuovi stimoli che forse prima non riuscivamo a mettere in campo”.
Cosa si augura per il 2021?
“Spero di tornare alla normalità il prima possibile: il calcio non può essere uno sport individuale. E spero che, sportivamente, ci sia quella risalita che siamo convinti che adesso possiamo inseguire: abbiamo rinnovato la rosa della nostra prima squadra, e già dalle ultimissime uscite abbiamo visto uno spirito diverso. Sono certo che volteremo pagina, non ho minimamente paura di retrocedere: non succederà”.
Quale pensiero vuole rivolgere ai tifosi, ai ragazzi delle giovanili, e insomma a tutta la grande famiglia del Campodarsego?
“Non vedo l’ora di rivedere i nostri ragazzini correre sui campi di gioco, la domenica mattina tutti insieme, con i genitori e i tifosi. Il mio primo pensiero va ai nostri giovani atleti chiusi in casa e impossibilitati a giocare, crescere e divertirsi. E poi rivolgo un augurio a tutti i nostri ragazzi, al nostro vivaio, allo staff che lavora tutti i giorni sul campo con grande impegno, a tutti gli sponsor, e a tutti i tifosi che spero presto di rivedere allo stadio. Speriamo, tutti insieme, che ci aspetti un anno migliore”.

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